Il dramma dell’ euro,
della Spagna, della Grecia, fanno sì che gli investitori siamo più che
cauti nelle loro azioni e molto propensi a credere che la moneta unica abbia i
giorni (settimane…mesi…) contati!
Gli investitori sanno che:
- i politici stanno miseramente fallendo
- la Spagna verrà probabilmente salvata con iniezioni di miliardi di euro freschi freschi, quindi poi la speculazione rapace si rifarà sotto con l’ Italia (occhio alle prossime elezioni…sigh)
- tanto con la Grecia non c’è più nulla da fare
I mercati vogliono azione, risultati e concretezza! Negli anni passati si è propagandato l’ euro come una valuta forte, adatta ai finanziamenti e investimenti internazionali, in grado di competere con il dollaro (addirittura l’ Iran -creduloni!- anni fa annunciò di voler farsi pagare il petrolio in euro e non più in dollari): balle, ora i mercati lo sanno (prima lo sapevano solo i grandissimi investitori, le super-banche ecc…), non c’è alcuna sicurezza sull’ euro tranne quella che non c’è alcuna sicurezza.
Che l’ euro NON SIA ASSOLUTAMENTE UNA MONETA SICURA lo
dimostra il fatto che nessuno, dico nessuno, lo vede come un bene rifugio in questa situazione
economica mondiale: con la Cina in difficoltà a mantenere i suoi ritmi di
crescita (per noi comunque inavvicinabili), con l’ economia Usa in affanno e
che stenta a ripartire, col Giappone conciato male (nei prossimi anni è
possibile un vero crack, visto che il paese del Sol Levante ha un debito di ben
oltre il 200% del Pil: fate conto che la Grecia è circa al 140%), i rischi
della zona euro sono così palesi ed
evidenti che tutto il castello di carta su cui si è costruita la moneta europea
sta crollando miseramente.
Piuttosto che comprare
euro, gli investitori comprano franchi,
dollari, persino i Bund tedeschi! I titoli di Stato
tedeschi sono visti come un bene rifugio talmente sicuro che sono stati
venduti, in una recente asta, con tassi di interesse negativi! E la domanda ha
superato del 100% l’ offerta! Vi rendete conto? Pur di salvare i propri soldi,
i grandi fondi e le banche accettano di comprare titoli che non danno nessuna
resa ma anzi perderanno qualcosina (circa lo 0,15% più l’ inflazione).
Che forse tutta l’ Eurozona
andrà in recessione? Anche la
Germania? I dati diffusi oggi indicano che le imprese dell’ area euro hanno
ridotto la produzione per il sesto mese consecutivo, rendendo ancora più
difficile per i responsabili politici ottenere una presa salda sulla situazione
complessiva regionale.
Ormai la retorica
negativa contro l’ euro è quasi monotona all’ interno della stessa
Eurozona: non solo la Grecia minaccia-viene minacciata-auspica-spera-teme (non
si capisce più nulla) di uscire dalla moneta unica, ora anche la Spagna, paese fondatore, ha affermato
ciò, mentre sappiamo che in Italia
uno dei prossimi candidati alle elezioni ritiene l’ abbandono dell’ euro una possibilità (Berlusconi)… Patriottismo? Nazionalismo? Autarchia? Paura? C’è chi
crede che andando da soli si possa uscire da questa situazione perché si
riprenderebbe il controllo delle proprie politiche monetarie e finanziarie, ma
non si rendono conto che nel breve-medio termine sarebbe una cosa così
devastante che forse poi non ci sarebbe un lungo termine! Ma cosa è successo al
“tutti per uno e uno per tutti” di europeista memoria? Purtroppo la paura e i
nazionalismi sono pessimi consiglieri che mettono l’ unità regionale a rischio,
grave rischio.
In tutto questo la speculazione
ne guadagna: ora con l’ euro intorno
ai minimi da due anni sul dollaro
(a quota 1,20) si ha una grossa spinta alle posizioni speculative di vendita
(si vendono euro per comprare dollari), causando così ulteriore debolezza e
trend al ribasso.
Tempi grigi si
prospettano: o l’ Europa si salverà con grandi sacrifici da parte
nostra (chi vuole che il capitalismo, il sistema della proprietà privata, l’
economia monetaria, rimangano i cardini della propria esistenza, lo deve
accettare), oppure imploderà sotto il peso delle sue stesse incoerenze e delle
sue bugie, oltre che della speculazione che l’ euro stesso ha voluto/dovuto nel
tempo alimentare per nascere, crescere e sperare di durare (a quanto pare,
sbagliando).
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